Abbiamo bisogno di aziende forti, più che grandi

Da tempo si fronteggiano due correnti di pensiero: la prima dice che abbiamo troppe pmi e che le aziende devono crescere di dimensioni. La seconda si appella al modello dei distretti industriali e dice che si deve ripartire da lì, modernizzandoli. Io personalmente aderisco alla seconda. Non perchè non sia vero che abbiamo bisogno di aziende mediamente più grandi, ma perchè credo la prima argomentazione non centri bene il vero problema, il bisogno di concentrarsi su una migliore e più moderna gestione delle aziende, grandi e piccole.

La dimensione come argomento a se stante, slegato dal contesto reale dei vari settori non ha più molto senso oggi. La dimensione è una variabile dipendente, non si è grandi o piccoli in assoluto, ma lo si è in relazione al settore in cui si opera, alla struttura dei competitor con cui si decide (e sottolineo decide) di competere.

In questo contesto si inserisce Internet e le nuove applicazioni 2.0, con l’effetto di abbattere le barriere dimensionali all’ingresso grazie alla diffusione di informazioni e conoscenza. Quindi per realizzare imprese forti, oltre all’organizzazione e alla leadership, va colta la sfida dell’Enterprise 2.0, inglobando il social web nel modo di lavorare e nei processi aziendali.

Come dice Larry Weber a proposito del 2.0, da queste tecniche proprio le pmi potrebbero trarre il vantaggio più rilevante, ponendosi sullo stesso piano delle grandi. Ecco le sue parole:

The funny thing is that you don’t have to be a Fortune 500 to get the best results from social web marketing. Hence, it may be easier for Small and Medium Enterprises because of their agility, a very important behavior in this fast-moving environment…

Serve quindi un’impresa forte non (necessariamente) grande, come ribadito con forza da Paolo Preti e Marina Puricelli nel loro bel libro intitolato appunto “L’Impresa forte – un manifesto per le piccole imprese”, edito da Egea, ISBN: 978-88-238-3155-1. Gli autori al termine della loro analisi concludono con un decalogo che contraddistingue l’impresa forte, eccolo, con alcune mie osservazioni:

1 – Porsi l’obiettivo di massimizzare il risultato economico nel medio/lungo periodo, non nel breve;
2 – Cercare il confronto con chi è più avanti;
3 – Fare meglio ciò che si è sempre fatto, rendendolo più visibile (comunicazione);
4 – Saper fare innovazione anche in settori maturi (orientamento ad essere non-convenzionali);
5 – Passare dalla riduzione dei costi ad una strategia tesa a realizzare qualità e servizio (branding);
6 – Progettare i confini aziendali in maniera flessibile tra internalizzazione delle funzioni critiche ed ed outsourcing di quelle meno critiche per la qualità del servizio e del prodotto;
7 – Trattare la dimensione come una variabile gestionale;
8 – Fare la differenza attraverso l’organizzazione e la gestione del capitale umano (costruire un team affiatato e competente);
9 – Rimanere radicati nel territorio di appartenenza (chi ha detto che serve delocalizzare tutto?);
10 – Avere alla guida un imprenditore forte (che decida per il bene dell’azienda nell’ottica di tramandarla il più possibile nel tempo anzichè mungerla come una cash cow).