Il Grigio e il Reduce – Il Guaglione, faccia a faccia.

Nell’Età dell’Oro, li chiamavano I Giovani Pitbull. Erano i sicari dell’Azienda, addestrati per braccare carriere obiettivi persone non allineate.
I Giovani Pitbull non fallivano. Mai.
Il Reduce li conosceva tutti, gli anni passati nei gangli del sistema lo avevano ben istruito. Sapeva riconoscerli quei bastardi, a fiuto come a orecchio. Alito mortifero, accento travestito, sorriso di plastica e modi zuccherosi. Erano stati la sua ossessione, sfiancarli era stata la sua missione personale. Cacciatore più che preda, aveva risposto alla loro delazione con la retorica e la persuasione, implacabile, fino a spegnere nei loro occhi la luce melliflua marchio del Padrone.
Abbandonata la Terra dei Papi, pensava di essersi liberato per sempre anche di loro, era certo che le Periferie dell’Impero non ne fossero infestate. Si sbagliava, e di grosso.
Era mattina, un lunedì d’inverno. Il Reduce varcò il cancello, incassato nelle spalle, il freddo nelle ossa. Si avvicinò a passi stanchi verso la porta a specchio, cui rivolse il solito sguardo fugace, tanto per chiarire la dimensione della sua identità. Vide qualcosa che gli fermò il cuore: un’immagine aliena da lui era riflessa, la fronte pareva oscenamente spaziosa, la corporatura tozza, l’abito di un’eleganza fuori luogo.
No, non può essere lui, pensò, è la proiezione del mio alter ego deforme, qui sono al sicuro, non può essere lui.
La porta si aprì, un sorriso di plastica confermò il suo dubbio più atroce. Si trovò dinanzi il Guaglione, il più pericoloso dei Giovani Pitbull. Nato vecchio nella Terra del Vulcano Canterello, sicario fiero instancabile e devoto, il Guaglione era stato nemico acerrimo del Reduce. Più volte sconfitto, si era dileguato nell’apocalisse dell’Età dell’Oro, e di lui erano restate sparute tracce orali, alcuni narravano che corresse di notte nei corridoi deserti, avventandosi contro i suoi fantasmi.
Passata la sorpresa, il Reduce lo studiò brevemente, si pose in guardia e lanciò un saluto di esplorazione, pronto a scattare.
Il Guaglione si guardò intorno, poi gli si avvicinò con fare dimesso e gli mise un braccio sulle spalle.
Contatto non voluto alito mortifero fastidio.
Cosa ti spinge qui, disse il Reduce, questa è terra sconsacrata per te, l’aria che respiri potrebbe esserti fatale, e poi io mi sono ritirato, non ho più voglia di combattere, ho trovato quello che cercavo.
Il Guaglione abbozzò un sorriso sbavato, poi rantolando si appoggiò al Reduce ancora più pesantemente, coprendolo con il suo odore dolciastro. Ciao Reduce, disse, mi fa piacere vederti, vengo in pace, ho deposto l’arma della delazione, ho seguito la mia ultima causa sin qui, intendo maritarmi con una figlia della terra degli Ulivi e vivere quieto, nell’oblio.
A denti serrati il Reduce si liberò dell’abbraccio e conficcò i suoi occhi nella mente del Guaglione, per leggerne la sincerità tra i torbidi pensieri.
Dici che vieni in pace, disse, e voglio crederti, ma senza illusioni, perché lo scorpione resta scorpione e la tartaruga resta tartaruga, ti concedo di restare, in omaggio al nuovo Padrone che sicuramente hai già trovato, ma osserverò le tue mosse e saprò trovarti se mi tradirai.
Il Guaglione si contrasse vergognoso, è vero, ammise, qui ho un nuovo Padrone, anche lui è della Terra del Vulcano Canterello, ma non sono più un Giovane Pittbull, ora la mia indole è mutata, sono un Anonimo Ingegnere Fuligginoso, voglio vivere nel tuo esempio, ti sarò grato se saprai mostrarmi la strada.
Il Reduce si distese, sorrise benevolo e strinse l’irsuta mano spugnosa che il Guaglione gli tendeva speranzoso. E così si ritrovarono ancora insieme, anche nella terra degli Ulivi, e insieme si misero ad aspettare che il vento facesse il suo giro.