Il Grigio e il Reduce РUn buon caff̬

Era giunta l’ora del caffè. Oggi aveva un significato speciale, la comunità era pronta alla pausa collettiva per festeggiare l’onomastico di un Figlio Minore, negletto invero e di certo emarginato, non abbastanza perché fosse rifiutata la sua occasionale munificenza.
Costui passava di stanza in stanza, riceveva auguri e violente pacche sulle spalle ricurve. Il Reduce si limitò a salutarlo con tiepido calore, addusse una generica inderogabile ragione lavorativa e declinò l’invito al caffè.

O meglio, cercò di declinare l’invito.

La ciurma festante radunatasi nel frattempo si azzittì e cominciò a guardarlo stupefatta e attonita, il caffè di compleanno era tra gli inviti che non si potevano assolutamente rifiutare. Il Reduce ricordò allora lo ‘Zu Tano Badalamenti, quel buontempone d’un boss mafioso che in un sogno di celluloide prometteva di dimenticare le sue vendette davanti ad un buon caffè. Rabbrividì, cambiò parere e si aggregò alla marmaglia in men che non si dica.

Dall’Edificio uscirono tutti senza esclusione, il Figlio Minore a capo, il Grigio e il Reduce in coda, in mezzo il Pingue, la Sciantòsa, il Ragioniere e tutti gli altri. La giornata era assolata, l’aria frizzante, gli animi euforici.

Arrivarono sparsi al primo bar, dopo qualche indugio lo oltrepassarono.
Così fecero dinanzi al secondo bar.
Così pure per il terzo bar.

Camminavano oramai da 10 minuti, quando il Reduce perplesso domandò al Grigio il motivo di quella marcia imprevista.
Il caffè è un piacere, rispose il Grigio, bisogna prenderlo dove sanno farlo, e in tutto il quartiere c’è un unico bar che merita la nostra presenza.
Detto fatto, svoltato l’ultimo angolo apparve innanzi a loro una caffetteria promossa sul campo al rango di pasticceria, dalle grandi vetrate luminose e invitanti pantagruelicamente adorne di leccornie e capricci gastronomici in serie.

La masnada si fermò, esitò un attimo, poi rapida entrò in azione.

Le donne capeggiate dalla Vestale assaltarono il banco dei pasticcini e chiocciando ghermirono fette di torta bignè strudel in una nuvola di zucchero a velo densa come nebbia.
Gli uomini con contegno altero occuparono il bancone in tutta la sua lunghezza dando di gomito ai pochi estranei e cominciarono a torturare i malcapitati baristi con richieste inquietanti di caffè geneticamente modificati: per me macchiato freddo, per me bianco in vetro, per me con poca schiuma, per me dec in tazza grande, per me corretto in tazza piccola.
Il Figlio Minore, piazzatosi innanzi alla cassa, copriva le spalle ai colleghi pagando impassibile il conto della gozzoviglia.

Pochi minuti e la compagine invertì i ruoli: le donne in coro chiesero il caffè ristretto con dolcificante dietetico ipocalorico, gli uomini presero ad addentare voluttuosamente pasticcini multiformi.Anche in questa seconda fase, il Figlio Minore con magno zelo metteva mano al portafogli.

Solo il Reduce si astenne dall’azione militare, fulminea e inarrestabile, fu notato e subito accerchiato, mentre alcuni cominciavano già ad accusarlo di alto tradimento.
Reduce, disse il Grigio, io non posso difenderti, devi spiegare ai compari perché hai rotto l’equilibrio e ti sei astenuto dal pasto conviviale.

Il Reduce ci pensò un attimo, in realtà il suo era un semplice esercizio di libertà, non si era mai piegato a mangiare a bere a comando, mangiava e beveva quando ne aveva voglia. Provò a spiegarlo agli inviperiti colleghi, ne ricevette in cambio occhiate sospettose e risolini di scherno.

Amici, ora era il Grigio a parlare, dobbiamo spiegare al Reduce che non vogliamo elementi fastidiosi, perché chi prova fastidio è sempre il primo a darne, diamogli un’altra opportunità per festeggiare degnamente il caro Figlio Minore.
Stavolta il Reduce capì al volo e lesto ingurgitò un bignè, accompagnandolo con un buon caffè.

Il rito era compiuto. La comunità ritrovò il buonumore e lemme lemme si incamminò verso l’Edificio.
Il Figlio Minore, già dimenticato, restava indietro solo e pensoso, come sempre prima e dopo quel giorno festoso.