Il Grigio e il Reduce – Per furti o danneggiamenti ad opera di Estranei

Appuntamento al sottopasso rosso, di nuovo un viaggio per la Terra degli Olivi, di nuovo insieme al Grigio e alla fida Vestale.
50 anni suonati da un pezzo, capelli squadrati contro ogni vanità possibile, occhiali asettici con nostalgica catenella antismarrimento, indosso sempre quei pantaloni, su quel grigio maglioncino lanuginoso un bassotto sorridente nella sua sproporzione, contento delle sue perline luccicanti. Da secoli La Vestale riempiva i vuoti degli uffici con le sue parole, milioni di parole, un flusso uguale e continuo, spesso senza interlocutore alcuno.

Mancavano pochi minuti alla partenza, e ancora nessun cenno di lei e del Grigio, il Reduce restava ancora solo con la mattina brumosa e i confusi pensieri del dormiveglia.
D’improvviso il telefono squillò, era il Grigio, trafelato e spiccio. Corri qui, disse, gli Estranei sono arrivati stanotte.

Il reduce corse a perdifiato, arrivò all’Edificio, superò le porte a vetri e piombò nell’atrio.
Facce smarrite, teste chine come in preghiera, la comunità riunita osservava i resti del passaggio degli estranei: casse di ferro sventrate unite in estremo contorto abbraccio, il misero contenuto cartaceo vomitato disperso sui pavimenti. I segni dell’intrusione si moltiplicavano in ogni stanza del pianterreno, ogni serratura era un’orbita vuota orridamente deformata.

Sono arrivati stanotte, disse il Grigio, sono entrati senza ostacolo, cercavano un Tesoro in questo luogo così semplice così tranquillo, ma qui non c’è niente per loro, solo pile di carte per i nostri pasti e moduli dai nomi frammisti di numeri e lettere.
Il Reduce ascoltava, dentro di sé quasi percepiva l’eco della notte violenta affannata e senza senso, della furia atterrita e frustrata.

La Vestale era lì rigida e immobile sull’uscio del suo ufficio micro scuro. Con gli occhi sbarrati, mosse un passo incerto, si chinò e sfiorò delicatamente un telefono, il suo telefono, un vecchio apparecchio grigio a rotella, insolitamente adagiato sul pavimento del corridoio da mano ignota.
Cercavano me, lo sento, torneranno, mi vogliono uccidere, qualcuno mi cerca, non mi dà tregua, anche ora è qui, sento il suo respiro, vuole me, vuole me.

Il Grigio la sollevò da terra, le disse che no, che non era ancora arrivato il suo turno, chi aveva osato era un miserabile alla ricerca del nulla, a lei a loro non poteva succedere niente, sarebbero stati sempre insieme, tutti insieme. Si armò di uno scalcinato carrello a rotelle e cominciò a riordinare le pile di carte per i pasti e moduli dai nomi combinati di numeri e lettere.

Fu il segnale, la quiete era tornata, tutti tornarono alle faccende di sempre.

Il Reduce rimase solo nel corridoio, raccolse il vecchio apparecchio grigio, guardò con affetto la rotella ed i numeri sbiaditi e caracollò dietro al Grigio e alla Vestale, sentendosi protetto dal calore di quella insolita famiglia così unita.
Il telefono del Grigio squillò: da distanze siderali, l’Uomo Per Bene, compostamente in ferie, chiedeva lumi sulla situazione e aggiungeva la sua assenza ricorrente all’assenza di una ragione, vera, per cui spesso le cose vanno così come vanno.