Il viral di massa non mantiene le promesse

Le tecniche di viral marketing si sono rivelate per lo più inefficaci, secondo un recentissimo report di Jupiter Research. Infatti, dall’indagine effettuata emerge che nell’ultimo anno solo il 15% delle campagne pubblicitarie virali hanno raggiunto l’obiettivo di attivare il passaparola, rendendo i consumatori promotori del messaggio pubblicitario. Ma a cosa è dovuto questo risultato? Secondo l’analista di Jupiter l’uso massivo della stessa tecnica, ovvero quella di rivolgersi in modo generico ai cosiddetti “influenzatori”, ha distolto agenzie ed aziende dall’approfondire le differenze di comportamento tra i vari gruppi di “influenzatori”.

Gli influenzatori, come tutti i target, non sono tutti uguali, hanno comportamenti ed abitudini diverse che influiscono sul modo di reagire ai messaggi. Ad esempio, secondo Jupiter, gli utilizzatori di internet relativamente più “anziani” (cioè oltre la trentina) fanno un maggiore uso di email e guardano più video dei più giovani mentre diverso appare il comportamento dei più giovani, più presenti su social networks come Facebook o My Space. Proprio l’uso massivo dei social network, oltre a dare una visibilità parziale alla campagna, ha creato l’irresistibile tentazione di un nuovo mass marketing, con un boom di campagne fotocopia, realizzate in serie, tutte troppo simili tra loro. Questo non funziona, ci vuole evidentemente un approccio più “sartoriale” per attivare e divertire il neurone di chi guarda.

In conclusione, puoi fare viral ma se la mentalità è quella dell’approccio di massa questi sono i ritorni. Può darsi che visto i costi bassi vada bene così, ma le potenzialità del mezzo sono altre. Non basta usare YouTube come mega canale tv. Parafrasando Springsteen: migliaia di campagne e niente da ricordare.

via OnlineMediaDaily